Chiamparino ci spiega il "buon punto di partenza" nel dialogo con Calderoli per il federalismo
Federalismo? “Ne ho parlato con Calderoli proprio questa mattina”, dice Sergio Chiamparino al Foglio. “Mi ha illustrato i principi dell’impianto generale della riforma, un buon punto di partenza”. Si riparte e questa volta con il dialogo e l’interlocutore preferito del ministro ombra è la Lega.

Roma. Federalismo? “Ne ho parlato con Calderoli proprio questa mattina”, dice Sergio Chiamparino al Foglio. “Mi ha illustrato i principi dell’impianto generale della riforma, un buon punto di partenza”. Si riparte e questa volta con il dialogo e l’interlocutore preferito del ministro ombra è la Lega. “Mi sembra che il modello lombardo sia stato accantonato”, quello che chiedeva di trattenere i tributi sul territorio. Il piano è semplice, ma anche ambizioso: “Riforma istituzionale con il superamento del bicameralismo perfetto, federalismo fiscale, federalismo differenziato”. Se poi si rivede anche il ruolo delle Province, il quadro diventa perfetto. Calderoli e Chiamparino vogliono la stessa cosa: evitare che lo scenario economico di crisi ponga un freno alle riforme, perché “modernizzare lo stato è la condizione necessaria per affrontare le difficoltà”.
Lo scopo del federalismo sarebbe quello di migliorare la gestione dei bilanci locali con un criterio di responsabilizzazione dei governanti. Il passaggio di poteri alle autonomie è la ricetta, gli ingredienti poi si discutono. A sei anni di distanza dalla riforma del Titolo V, il sempre tirato in ballo federalismo fiscale forse sarà finalmente realtà. Non si tratta però di dare al nord quel che è del nord e al sud quel che non è del sud, ma di trovare dei sistemi che accontentino tutti, “che diano livelli essenziali a tutti i cittadini” e che “aiutino a ridurre la spesa”. Il federalismo fiscale sarebbe quindi capace di superare il concetto del nord che paga per il sud. “Dobbiamo partire dal porci la domanda del ‘quando costa’ ed è una questione delicata perché non si può accettare di continuare a coprire il costo storico, cioè quanto si è speso fino ad ora per un servizio, è necessario definire dei costi standard per tutto il territorio”. Con la perequazione, il sistema di solidarietà di distribuzione dei fondi dalle Regioni a maggiore capacità fiscale verso quelle in deficit, “si garantiranno i livelli essenziali di assistenza”, per settori come “la sanità, l’istruzione, il trasporto pubblico locale”.
Chiamparino spiega il suo piano disegnando in aria un grafico, come un maestro alla lavagna, dove “sulle righe ci sono i servizi e sulle colonne i costi”. “Ma si capisce che questo sarebbe un atto rivoluzionario?”, perché “i cittadini avrebbero ben chiara la situazione”. Ma ancora non basta: il sud si ritroverebbe a tagliare i costi e il nord continuerebbe a mandare i soldi a Roma, come direbbe Calderoli. La soluzione c’è e si chiama federalismo differenziato, con il quale le Regioni potranno chiedere la gestione di alcune funzioni ed è questa la soluzione che completerebbe la road map firmata Chiamparino e avallata dalla Lega. “La politica consente di far funzionare entrambe le cose e se ci sono Regioni che ritengono di poter chiedere funzioni come la giustizia di pace, l’ambiente, i beni culturali, non c’è nessun ostacolo”.
Quindi, ricapitolando, “le sei Regioni a capacità fiscale maggiore daranno i propri fondi per garantire i livelli di assistenza di quelle più deboli”, secondo criteri di costi standard, e “il resto rimane sul territorio”. Risolto il problema: non tutti soldi andranno a Roma. Forse, l’unico punto su cui Chiamparino si sente isolato, non solo rispetto alla Lega, ma anche verso i suoi compagni di partito, riguarda le Province. Secondo il sindaco, “non sono proprio da abolire”, perché “in tutti i sistemi europei esiste un ente intermedio”. Il problema “non è tanto il costo dell’indennità, ma della farraginosità istituzionale, per questo dovremmo scegliere un solo ente intermedio”. “Io penso che la strada migliore sia quella di copiare la Spagna”, in cui l’elezione dell’ente è di secondo grado, cioè non direttamente dai cittadini. Non vuole abolirle, ma insomma, poco ci manca. Per ora, però, un passo alla volta, prima il federalismo e poi pensiamo alle altre riforme.